La sudditanza lessicale nella radiofonia nasce quando tutti cominciano a parlare allo stesso modo: stessi slogan, stessi tormentoni, stessi inglesismi, perfino le stesse pause.
Non si scelgono più le parole: si ripetono quelle considerate vincenti. Il linguaggio diventa una divisa e la personalità scompare.
Ma la radio non dovrebbe inseguire un vocabolario imposto da mode, consulenti e algoritmi. Dovrebbe avere il coraggio di parlare con una voce propria. Perché una parola autentica, magari imperfetta, arriva molto più lontano di cento frasi costruite per sembrare moderne.
Quando perdi il tuo linguaggio, non perdi soltanto le parole: perdi la tua identità radiofonica.

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